Le biografie delle Star di Hollywood


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King Vidor
Il regista Vidor
"Alleluja" poster
"Bud's Recruit"
"La grande parata"
King Vidor e Jean Parker
"Bird of Paradise"
"Peg o' My Heart"
"La grande parata" poster
"Nostro pane quotidiano"
"Il campione" poster
Dino de Laurentiis regala un portafortuna a Vidor prima delle riprese di "Guerra e pace"
"Duello al sole"
"La fonte meravigliosa" poster
King Vidor, Eleanor Boardman, Irving Thalberg, Greta Garbo and John Gilbert
La casa di Vidor nel 1922
King Vidor con Eleanor Boardman
"La folla"
King Vidor, Ayn Rand, Gary Cooper
"La fonte meravigliosa"
In tarda età

"La folla"

"La cittadella"
 
 
Biografia 
 
 
                                                           
King Vidor

King Vidor

8 Febbraio 1894, Galveston, Texas, USA
1 Novembre 1982, Paso Robles, California, USA

È il regista che ha saputo raccontare meglio di altri l’uomo della strada, si è fatto portavoce delle esperienze e delle aspirazioni del popolo americano ed ha realizzato il primo capolavoro del cinema sonoro: “Alleluja” (Hallelujah) (1929).
King Vidor nacque nel Texas nel 1896 da una famiglia facoltosa e subito dimostrò che il cinema era la sua strada di vita, infatti a 15 anni, dopo aver visto ben 147 volte “Ben-Hur” del 1907 (così assicurò lui stesso quando faceva il proiezionista a Galveston), si fece prestare una macchina da presa e si improvvisò come “l’unico del sud-est del Texas” operatore per notiziari cinematografici. Si sposò con Florence, un’aspirante attrice e nel 1915 decise di viaggiare per gli Stati Uniti per scoprire nuovi luoghi e persone diverse, ma anche per vedere dove si svolgeva l’azione ovvero Hollywood.
Giunto nella mecca della cinematografia il giovane King dovette iniziare un duro tirocinio al quale solo la sua tenacia poteva tenerlo saldo. Scrisse infatti 52 sceneggiature, tutte rifiutate tranne una, la quale fu accettata dalla Vitagraph. Una grande occasione gliela propose un giudice, il quale era molto interessato ai problemi dei minori, sulla gioventù traviata e voleva realizzare una serie di film a due bobine. Tutto questo progetto naufragò a causa del costo elevato e Vidor si ritrovò senza lavoro.
Non perdendosi d’animo, decise di sviluppare un’idea che coltivava da tempo, un soggetto sulla Christian Science (Scienza Cristiana) dal titolo “The Turn in the Road”. Ad appoggiare questa impresa furono gli stessi teologi, i quali fecero anche da comparse e allestirono anche la scenografia. Il film ebbe un grande successo e fu così che la carriera di King Vidor iniziò la sua lunga marcia di trionfi.
Dopo qualche tempo arrivò il contratto della Metro-Goldwyn-Mayer e il regista realizzò subito nel 1925 “La grande parata” (The Big Parade), nella quale mostrò attraverso il personaggio di un malinconico soldato cosa potesse essere la guerra e a quali conclusioni poteva portare un’atrocità simile. Vidor in questa pellicola ebbe un’idea straordinaria, che mai si era vista prima: creò un intreccio in cui l’epica della guerra si fondeva con l’intimità del povero soldato mandato allo sbaraglio. Il protagonista John Gilbert da personaggio di grande amatore fu ridotto dal regista a un qualsiasi soldato e l’attore recitò con grande convinzione questa parte, tanto da essere considerata una delle migliori interpretazioni del cinema muto. Così questa pellicola divenne un successo che consacrò King Vidor immediatamente tra i grandi registi degli anni Venti. Con questo box-office inaspettato in casa Mgm fu subito data la possibilità di tornare dietro la macchina da presa e realizzò “La Bohème” (La Boheme) nel 1926 con protagonista Lilliam Gish, ammiratissima dal regista, che seppe anche lei dar il meglio di sé, portando anche questo film al successo. Nel 1928 Vidor notò che l’americano qualsiasi aveva una vera e propria ossessione: la corsa al successo. Così realizzò “La folla” (The Crowd) nel quale il protagonista dapprima corteggia una ragazza, poi la sposa, compra una piccola casa, ma la moglie lo spinge ad un lavoro migliore così si licenzia, trova un nuovo impiego, ma lo perde e non riesce più a trovarne anche uno piccolo. Quest’opera piacque soprattutto per come narrava fluidamente una storia così triste e senza via di scampo e, rivista ancor’oggi, non sembra aver perso lo smalto di un tempo.
Nel 1929 arrivò, come detto, il suo primo film sonoro “Alleluja” (Hallelujah) nel quale il regista affrontò un tema considerato all’epoca un tabù ovvero la questione dei ‘negri’. La storia narra di un raccoglitore di cotone, che dopo un assassinio si pente e diventa predicatore. Fu girato come un muto, difficilmente si sarebbe potuto trasportare un impianto di sonorizzazione nei campi di cotone di Memphis, ma Vidor abilmente tolse quella noiosa staticità che sarebbe stata usata nei primi film sonori, cos’ nel 1929 il regista seppe usare questa nuova tecnica con molta abilità, meglio di chiunque altro, così risultò arduo inserire il filmato fatto in esterni con il registrato in studio e pare che al montatore venne un esaurimento nervoso.
Questo film risultò un grande capolavoro e così lo definì Vidor: “Era il ricordo di un’epoca. In seguito, la gente di colore ha fatto progressi enormi, ma questo film narra com’erano i negri allora. In esso non vi è nulla che non si riallacci alla mia personale esperienza nel Texas….Ancora prima dell’avvento del sonoro avevo cercato, a diverse riprese, di convincere la Mgm a realizzare un film che parlasse della gente di colore, ma la casa cinematografica l’aveva sempre rifiutato. Nel 1928 mi recai in Europa e, seduto in un caffè di Parigi leggendo un giornale, appresi che tutti i film sarebbero stati sonori. Mi imbarcai sul primo piroscafo perché avevo compreso che era giunto il momento di realizzare “Alleluja”.
Feci tappa a New York per far visita a Nicholas Schenck, presidente della Loew’s Inc. e massimo esponente della Mgm. Si dimostrò scettico, riluttante e gli dichiarai allora che avrei realizzato il film gratuitamente, mettendo il mio compenso nel budget del film. “D’accordo – disse alla fine Schenck – se è questa la via che intendi percorrere, ti lascerò fare il tuo film su quei bastardi…”. Questo, capite, era il suo atteggiamento”.
Nel 1931 un altro capolavoro viene messo in opera da Vidor, “il campione” (The Champ), la cui storia narra di un pugile in declino, perfettamente interpretato da Wallace Beery, e di suo figlio (Jackie Cooper). Con abilità il regista lasciò ogni tipo di artificio per dar spazio ad uno stile scarno, mostrando le tensioni della vita appassionando lo spettatore di ogni età.
Nel 1934, il regista mise in scena un film, di cui raramente se ne parlò all’epoca e ancor’oggi non è ancora stato rivalutato, ma che è entrato nella storia del cinema: “Nostro pane quotidiano” (Our Daily Bread). Opera nella quale si viene a parlare di un uomo che scopre un torrente su di una montagna e insegna alla comunità a portare l’acqua ai campi. Per Vidor fu un’impresa realizzarlo, per i due motivi sopra elencati e soprattutto perchè non trovava denaro per finanziarlo. Raccontò una volta: “Lessi su una rivista un articolo che parlava del blocco dei crediti agli agricoltori, di ritorno allo scambio in natura, e me ne servii come base per il copione. Le case cinematografiche erano trincerate dietro a film ricchi di glamour e le banche precludevano qualsiasi tipo di agevolazioni proprio ai contadini proprietari delle fattorie di cui parlavo nel film; il mio progetto venne respinto. Ero amico di Chaplin, che mi assicurò che se fossi riuscito a trovare i fondi per realizzare il film avrei potuto distribuirlo attraverso la United Artits. Offrì in garanzia il denaro liquido di cui disponevo e le mie proprietà immobiliari e presi a prestito il denaro da un ente specializzato in finanziamenti per il cinema”. Alla fine di questa operazione il film, grazie anche ad una regia magistrale e un montaggio perfetto andò fortunatamente bene e permise a Vidor di rimanere sulla cresta dell’onda ancora per molto tempo.
“La cittadella” (The Citadel), 1938, fu un ennesimo successo commerciale realizzato in Inghilterra, mostrava la storia di un medico alle prese con la corruzione di ricchi e poveri. La professione del medico venne descritta con molta cura e realismo dal regista che cercò anche di esprimere le sue credenze religiose e le sue idee politiche.
Nel 1944 fu la volta di “L’uomo venuto da lontano” (an American Romance) nel quale Vidor mostra un altro dei suoi temi dopo ‘la guerra’, ‘il grano’ questa volta fu ‘l’acciaio’. Mise in scena la vita di un uomo che, pur divenendo il direttore di un acciaieria, era pronto a farsi umile e ad aiutare i suoi operai. Disse: “Desideravo mostrare come un uomo può diventare il capitano di un’industria ed essere ancora capace di indossare una tuta e di procedere alla riparazione di una macchina quando è guasta”. Alla Mgm non piacque molto e la censura ne tagliò alcune scene che a detta dello stesso regista danneggiarono fortemente il contenuto.
“Duello al sole” (Duel in the Sun) del 1946 fu un grande western epico e romantico con degli eccessi anche erotici per l’epoca, il film ebbe delle difficoltà in quando Vidor si scontrò più volte con il mega-produttore David O.Selznick, che a sua volta ingaggio il regista William Dietrle per rifare alcune scene, ma tuttavia il film non cambiò l’aspetto vidoriano che il regista aveva dato sin dall’inizio.
Intanto Vidor maturò l’idea di riproporre le tematiche realizzate in “L’uomo venuto da lontano” e fece così il film “La fonte meravigliosa” (The Fountainhead), 1949 tratto dal romanzo di Ayn Rand, in cui si narra la vita di un architetto idealista, perfettamente interpretato da Gary Cooper, che si scontra con il mondo degli affari. Disse a proposito il regista: “Quando realizzai il film ritenevo che il gesto dell’eroe, che fa saltare in aria un edificio perché costruito in modo diverso da come lo aveva progettato, fosse esagerato. Oggi non ne sono più tanto sicuro. Il fatto è che oggi posso rivedere alcuni miei vecchi film e se contengono un compromesso me ne rendo conto. Ciò appare evidente come una cicatrice, di qualunque cosa si tratti: compromessi nel cast, nel soggetto, nel budget…erano i tempi in cui non potevo fare quello che invece sapevo che andava fatto”. Questo film insieme con lo splendido “Passaggio a Nord-Ovest” ('Northwest Passage' (Book I -- Rogers' Rangers) (1940) con protagonista un eccellente Spencer Tracy che deve condurre un gruppo di rangers a distruggere un villaggio di indiani, lottando prima con le impervietà e la natura ostile dei luoghi. Vennero considerati “film fascisti” perché mostravano con forza il credo individualista, ma è invece soltanto l’abilità del regista nel mostrare la concretezza dell’essere umano.
La sua carriera si concludeva con due kolossal “Guerra e pace” (War and Peace) del 1956 e “Salomone e la regina di Saba” del 1959. Si ritirò nel suo ranch a Paso Robles in California, pensò a lungo ad un altro possibile film: “narra di un uomo, un regista cinematografico che raggiunge la notorietà a Hollywood, ma non desidera continuare a realizzare film che non esprimano le sue idee e i suoi sentimenti. Sentendosi responsabile nei confronti del suo pubblico, smette di lavorare e ritorna nella sua cittadina natale. La maggior parte del film ruota intorno alla ricerca dell’anima, dell’integrità. Girerò gran parte del film nel mio ranch, perché le fattorie e i ranch sono sempre stati le mie ambientazioni preferite. Sono stato spesso burlato per aver fatto figurare un aratro in ogni film che realizzavo; in realtà credo che un aratro che smuove la terra rappresenti un nuovo ciclo di vita, una nuova generazione che continua…Per me un aratro ha molti significati e forse questo è il motivo che mi ha spinto a vivere in un ranch”. Questa idea di realizzare una nuova opera non avvenne mai e il progetto fu incompiuto a causa della morte del regista. King Vidor seppe vedere bene come la vita sia un ciclo senza sosta il cui protagonista è l’uomo capace di lottare contro ogni avversità e lui stesso ne dimostrò questa abilità perché in cinquant’anni riuscì a lottare con il feroce sistema hollywoodiano realizzando capolavori con grandi attori e attrici, senza scendere mai a compromessi, fu da un certo punto di vista un vero e proprio funambolo capace di mantenersi in equilibrio tra le sue idee e le leggi di produzione con coraggio e impegno senza precedenti.

G.R.




 
Filmografia 
 
 
                                                           
Anno Titolo Titolo originale
1913 The Grand Military Parade
1913 Hurricane in Galveston 
1918 Thief or Angel 
1918 The Rebellion 
1918 The Preacher's Son 
1918 The Lost Lie 
1918 The Case of Bennie 
1918 Marrying Off Dad 
1918 Love of Bob 
1918 Dog vs. Dog 
1918 A Boy Built City 
1918 Bud's Recruit 
1918 The Chocolate of the Gang 
1918 Tad's Swimming Hole 
1918 The Accusing Toe 
1918 I'm a Man 
1919 La svolta della strada The Turn in the Road 
1919 Tempi migliori Better Times 
1919 L'altra metà The Other Half 
1919 Parenti poveri Poor Relations 
1920 L'onore familiare The Family Honor  (anche prod.)
1920 L'uomo dal coltello a serramanico The Jack-Knife Man (anche prod.)
1921 The Sky Pilot 
1921 L'amore non muore mai Love Never Dies (anche prod.)
1922 La vera avventura Real Adventure (anche prod.)
1922 Buio all'alba Dusk to Dawn (anche prod.)
1922 Conquering the Woman (anche prod.)
1922 Peg del mio cuore Peg o' My Heart 
1923 La donna di bronzo The Woman of Bronze 
1923  Alice Adams (solo prod.)
1923 Tre pazzi saggi Three Wise Fools 
1924 Arance selvatiche Wild Oranges 
1924 Felicità  Happiness 
1924 Il vino della giovinezza Wine of Youth (anche prod.)
1924 La sua ora His Hour 
1924 La moglie del centauro The Wife of the Centaur 
1925 Orgoglio  Proud Flesh 
1925 La grande parata The Big Parade (anche prod.)
1926 La boheme  La boheme 
1926 Bardelys il magnifico Bardelys the Magnificent 
1928 La folla  The Crowd 
1928 Fascino biondo The Patsy (anche prod.)
1928 Maschere di celluloide Show People 
1929 Alleluja!  Hallelujah! (anche prod.)
1930 Gabbia di matti Not So Dumb (anche prod.)
1930 Billy the Kid (anche prod.)
1931 Scena di strada Street Scene 
1931 Il campione The Champ (anche prod.)
1932 Luana la vergine sacra Bird of Paradise (anche prod.)
1932 Infedele Cynara 
1933 Il ritorno della straniera The Stranger's Return 
1934 Nostro pane quotidiano Our Daily Bread (anche prod.)
1935 Notte di nozze The Wedding Night 
1935 La rosa del sud So Red the Rose 
1936 I cavalieri del Texas The Texas Rangers (anche prod.)
1937 Amore sublime Stella Dallas 
1938 La cittadella The Citadel 
1939 Il mago di Oz The Wizard of Oz (1939) (Kansas scenes) (uncredited)
1940 Passaggio a Nord-Ovest 'Northwest Passage' (Book I -- Rogers' Rangers) 
1940 Corrispondente X Comrade X (anche prod.)
1941 Il molto onorevole mr. Pulham H.M. Pulham, Esq. (anche prod.)
1944 L'uomo venuto da lontano An American Romance (anche prod.)
1946 Duello al sole Duel in the Sun 
1948 La strada della felicità On Our Merry Way 
1949 La fonte meravigliosa The Fountainhead 
1949 Peccato Beyond the Forest 
1951 L'odio colpisce due volte Lightning Strikes Twice
1952 Sposa di guerra giapponese Japanese War Bride 
1952 Ruby fiore selvaggio Ruby Gentry (anche prod.)
1955 L'uomo senza paura Man Without a Star
1956 Guerra e pace War and Peace 
1959 Salomone e la regina di Saba Solomon and Sheba 
1980 The Metaphor (anche prod.)

Premi:


Nomination per miglior regista:
1929 La folla - The Crowd (1928)
1930 Alleluja - Hallelujah! (1929)
1932 Il campione - The Champ (1931)
1939 La cittadella - The Citadel (1938)
1957 Guerra e pace - War and Peace (1956)



Oscar:
1979 - Honorary Award
For his incomparable achievements as a cinematic creator and innovator.

 

Nomination Golden Globe per miglior regista:
1957 Guerra e pace - War and Peace (1956)

 

Mostra cinematografica di Venezia:
1935 Premio per miglior regista
Notte di nozze - The Wedding Night (1935)
Nomination per la Coppa Mussolini
Notte di nozze - The Wedding Night (1935)
1982 Leone d'oro alla carriera


G.R.


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